January 27, 2025
L’Atalanta ha sempre avuto una forte tradizione nel settore giovanile e nella valorizzazione dei talenti, guadagnandosi nel tempo il titolo di “fucina di giovani promesse” del calcio italiano. Tuttavia, negli ultimi anni, la società bergamasca ha intrapreso un percorso evolutivo che l’ha portata a compiere un salto di qualità, affermandosi come una vera e propria potenza del calcio italiano e, sempre di più, anche europeo. Da una gestione concentrata sulla scoperta e crescita di giovani giocatori, l’Atalanta ha virato verso una politica di investimenti su giocatori pronti, più esperti e funzionali al progetto tattico di Gian Piero Gasperini.
Per anni l’Atalanta è stata conosciuta come una delle società italiane più attente al settore giovanile. Molti talenti che oggi militano in Serie A e nei maggiori campionati europei sono passati dal vivaio bergamasco. La filosofia era semplice ma vincente: scoprire e crescere giovani talenti, per poi valorizzarli e cederli a grandi club, garantendo stabilità economica e continuando a investire in una rosa che puntava alla salvezza o, al massimo, a un piazzamento di metà classifica.
Questo modello è stato funzionale e ha portato alla ribalta talenti come Riccardo Montolivo e più recentemente Andrea Conti e Franck Kessié. Per l’Atalanta, il mercato era un modo per far crescere economicamente la società, senza dover necessariamente inseguire obiettivi ambiziosi. Ma l’arrivo di Gian Piero Gasperini nel 2016 ha segnato l’inizio di una vera e propria rivoluzione.
Con l’arrivo di Gasperini, la società ha progressivamente cambiato il proprio approccio, puntando a obiettivi sempre più elevati. Il tecnico ha portato un nuovo metodo di lavoro e un sistema di gioco basato su intensità, pressing e verticalità, costruendo una squadra competitiva e coraggiosa. Il progetto di Gasperini ha richiesto una rosa adatta alla sua filosofia, e l’Atalanta ha saputo rispondere investendo in giocatori giovani, ma non più necessariamente solo giovanissimi.
Il primo passo di questo nuovo corso è stato l’acquisto di giocatori pronti a dare subito un contributo importante, come “Papu” Gomez, che ha rappresentato il simbolo della rinascita atalantina, e Josip Ilicic, un talento che sembrava destinato a perdersi ma che a Bergamo ha trovato nuova linfa. La scelta di puntare su questi calciatori si è rivelata vincente, portando l’Atalanta ad affacciarsi stabilmente nelle zone alte della classifica.
La qualificazione alla Champions League è stato il segnale definitivo che qualcosa stava cambiando. La società ha iniziato a investire non solo per mantenere una squadra competitiva, ma per affermarsi in campo europeo. Il mercato dell’Atalanta si è così orientato verso l’acquisto di giocatori pronti, capaci di garantire subito prestazioni di alto livello e adatti a reggere il ritmo e le pressioni della Champions.
Il passaggio dalla valorizzazione dei giovani alla scelta di calciatori più esperti e funzionali si è visto con l’arrivo di giocatori come Luis Muriel e Duván Zapata, che hanno portato forza fisica e grande esperienza in attacco. Anche l’acquisto di Marten de Roon, pilastro del centrocampo, e di difensori affidabili come José Palomino e Rafael Toloi ha permesso all’Atalanta di competere con le grandi d’Europa. A questi si sono aggiunti giocatori di spessore internazionale, come Mario Pasalic e, recentemente, Teun Koopmeiners, che hanno elevato ulteriormente il livello tecnico e tattico della squadra.
Il cambio di rotta verso l’acquisto di giocatori pronti non ha significato l’abbandono della storica attenzione per i giovani. L’Atalanta continua a investire nel settore giovanile e a scoprire nuovi talenti, mantenendo un equilibrio tra sostenibilità e ambizione. La differenza sta nell’uso mirato del mercato: i giovani che emergono vengono integrati progressivamente in un contesto consolidato, dove possono crescere accanto a giocatori esperti e già affermati. Ecco che talenti come Giorgio Scalvini e Rasmus Højlund trovano spazio senza però portare un eccessivo peso sulle proprie spalle.
L’obiettivo è chiaramente quello di costruire una squadra che possa competere ai massimi livelli senza dover rivoluzionare l’organico ogni stagione. La politica societaria è diventata mista, combinando l’acquisto di calciatori pronti con la crescita interna di giovani talenti, che possono eventualmente essere ceduti per finanziare altri investimenti.
Oggi l’Atalanta non è più la “piccola” del calcio italiano: è una squadra temuta e rispettata, capace di mettere in difficoltà anche le migliori squadre europee. La sfida per il futuro è quella di continuare a mantenere il bilanciamento tra una crescita sostenibile e la necessità di confermarsi ai vertici. Con l’evoluzione del progetto Gasperini e un management capace di leggere i cambiamenti del calcio moderno, l’Atalanta ha dimostrato che una realtà di provincia può trasformarsi in un’istituzione di livello internazionale.
L’Atalanta di oggi è l’esempio di come una gestione oculata e una visione chiara possano portare risultati impensabili fino a qualche anno fa. La Dea è passata dall’essere una squadra che lanciava giovani per poi cederli, a una società ambiziosa che vuole restare protagonista. La sfida per la società bergamasca è ora mantenere questo status e continuare a crescere, consolidandosi non solo in Serie A ma anche in Europa, senza mai tradire quella passione e dedizione che da sempre caratterizzano il cuore nerazzurro.