January 27, 2025
Quando si parla di calcio i luoghi comuni e i sentito dire si sprecano, ma soprattutto si tramandano di generazione in generazione. Il bollino più riconosciuto che racconta in una sola parola il calcio italiano è sicuramente quello del “Catenaccio”, termine con cui a ogni latitudine il pallone azzurro viene schernito e talvolta apprezzato. Non solo, nel mare di opinioni televisive e social, più volte durante la stessa stagione ci si può imbattere nel consueto “la miglior difesa è l’attacco” oppure “vince sempre la migliore difesa”. Verità diverse che racconta uno stesso punto centrale: la solidità difensiva è un obiettivo che ogni allenatore persegue, con più o meno ossessione, ma non esiste un modo univoco per raggiungerla, anzi.
Nel panorama calcistico italiano, le migliori difese di Serie A si basano principalmente su tre tattiche difensive principali: la marcatura a uomo, la marcatura a zona, quest’ultima sempre meno utilizzata col passare degli anni, e l’approccio misto che è un po’ il futuro delle tattiche difensive.
TATTICHE DIFENSIVE IN SERIE A: QUAL E’ LA DIFFERENZA?
Queste strategie - uomo, fuorigioco, zona - hanno nei tempi portato a risultati significativi ma presentano anche alcune limitazioni e la differenza tra queste tre interpretazioni risiede nel riferimento che chi difende adotta in fase di non possesso.
Se si difende uomo su uomo, che sia a tutto campo o in una porzione dello stesso, le migliori difese della Serie A devono tenere d’occhio la posizione di un avversario specifico; la posizione della palla diventa fondamentale e focus in caso di marcature a zona; uomo o palla se invece ci si basa sulla tattica del fuorigioco in un sistema misto.
LA MARCATURA A UOMO NEL CALCIO
Il sistema dell’uomo contro uomo, specialmente a tutto campo, sta vivendo una nuova giovinezza nel calcio italiano soprattutto grazie ai risultati ottenuti da Gian Piero Gasperini con la sua Atalanta. L’obiettivo è il controllo dell’avversario diretto, che sia per tutto il campo o in una zona specifica dello stesso, che diventa dunque il riferimento principale da non perdere mai di vista e soprattutto fermare. Un sistema di gioco, quello a uomo, tornato in auge con il gioco di posizione spagnolo e le sue innumerevoli imitazione in giro per l’Europa e dunque anche in Italia. Il più delle volte questo tipo di gioco ha portato a una difesa a cinque, portando almeno un uomo in tutti i cinque corridoi verticali che l’attacco solitamente riempie per un’azione offensiva, accettando l’uno contro uno a tutto campo.
LA MARCATURA A ZONA NEL CALCIO
La marcatura a zona nel calcio ha reso grandi le difese in Serie A e in Europa per svariati anni, in un periodo del pallone che sembra sempre più distante. In questo caso le squadre italiane difendono di reparto e la linea spesso viene rotta da marcature che diventano individuali per andare a prendere l’avversario tra le linee. Il punto di riferimento primario non è più un determinato giocatore bensì la palla e la sua posizione nel campo. I difensori si muovono sul rettangolo di gioco in funzione della sfera, chiudendo e anticipando le traiettorie di passaggio piuttosto che ingaggiare duelli fisici diretti.
L’APPROCCIO MISTO
Il calcio, come ogni cosa, è in continua evoluzione e anche la fase difensiva del gioco, una parte importante della storia della scuola italiana, sta evolvendo abbandonando velocemente la rigidità delle categorie e dei ruoli tradizionali, andando quasi ad assomigliare al basket con diverse analogie. Proprio come nella pallacanestro, infatti, i giocatori che sanno passare agilmente da una marcatura a zona a una a uomo, sia in partita che nel corso del match, sono diventati sempre più preziosi. Gli esempi non mancano in Serie A:
I PUNTI DEBOLI DELLE DIFESE
Non esiste un modo difendere perfetto e nemmeno le migliori difese della Serie A possono ritenersi esenti da errori o rischi. Per superare una difesa a uomo, per esempio, è essenziale il movimento del pallone e dei giocatori, creando spazi per avanzare. Il dribbling rappresenta un'ulteriore strategia efficace contro questo tipo di marcatura, poiché può portare a spazi aperti e opportunità di tiro. Sia la difesa individuale che quella di reparto presentano vulnerabilità che gli avversari cercano di sfruttare. Pertanto, disporre di giocatori tatticamente intelligenti, capaci di passare da un sistema all’altro durante la partita, può complicare le cose per gli attaccanti. Se il calcio si evolve verso una maggiore integrazione tra il gioco posizionale e quello relazionale, anche le strategie di marcatura dovranno adattarsi di conseguenza.
IN SERIE A VINCE SEMPRE LA MIGLIORE DIFESA?
Per costruire qualsiasi cosa nel mondo che abbia una parvenza di solidità e possa durare nel tempo, si parte sempre dalle fondamenta. Nel mondo del calcio questa metafora è chiaramente trasmissibile al reparto difensivo che, sempre tornando ai classici detti tramandati da nonno a padre e di conseguenza a figlio, rappresenta l’inizio di tutti i successi. Avere la difesa solida è un obbligo per imbastire con ottimismo e ambizione una squadra: ma è sempre la migliore a vincere? Nei primi anni di vita del calcio sicuramente no, considerato anche il divario tecnico in campo tra le prime formazioni, un po’ di più nella mezza età del pallone, gli anni del catenaccio, ma mai quanto dagli anni Novanta in poi quando la ricerca dell’equilibrio è diventata una ragione di vita per molti allenatori: 24 degli ultimi 35 campionati di Serie A sono stati vinti dalla migliore difesa del torneo, dodici anni di fila dal 2007/08 al 2018/19, accontentando del secondo posto nel peggiore dei casi.